La storia di Fratelli dell'India nasce da un gesto d'amore. Nel 1986 don Felice Castellani accompagna suo fratello don Celeste in un viaggio in India, durante un convegno internazionale della stampa cattolica. Quel viaggio segna entrambi: il contatto con la povertà estrema e con la spiritualità profonda del popolo indiano apre una nuova prospettiva di vita e di missione. Dopo la morte di don Celeste, don Felice decide di onorare la sua memoria affidando a Iswar Prasad (Padre Matteo) della Indian Missionary Society un progetto umanitario investendo parte dell'eredità in un progetto umanitario per i malati di lebbra di Panipat, nel nord dell'India.
Nasce così la prima opera: la Città Celeste, un villaggio costruito per restituire dignità a trenta famiglie di lebbrosi emarginate dalla società. Da quell'esperienza, nel 1992, nasce ufficialmente l'Associazione Fratelli dell'India, presso la Parrocchia di San Giuseppe Lavoratore a Fidenza. Guidata da un gruppo di volontari e animata dall'amicizia con Padre Matteo e dalla suora canossiana Madre Maria Scremin, l'associazione cresce nel tempo, realizzando opere nell'ambito dell'istruzione, sociale e sanitario nel segno della carità e della fraternità universale.
Durante un viaggio in India, don Felice e don Celeste Castellani visitano le realtà missionarie del Paese. Il contatto diretto con la povertà e la spiritualità indiana li segna profondamente e nasce il desiderio di aiutare.
Grazie all'amico don Danilo Povolo, don Felice conosce Padre Matteo Iswar Prasad, della Indian Missionary Society. Con lui nasce un'amicizia spirituale e umana che porterà alla costruzione della Città Celeste.
Viene inaugurata la Città Celeste per i lebbrosi di Panipat. Durante questo viaggio avviene l'incontro con la suora canossiana madre Maria Scremin che si occupava della cura dei malati di lebbra, con la quale si instaura un profondo legame di amicizia e collaborazione. Nello stesso anno, a Fidenza, nasce ufficialmente l'Associazione Fratelli dell'India, con l'obiettivo di sostenere opere di solidarietà nei Paesi più poveri.
L'associazione amplia i propri interventi: i bacini "Liuba" per l'irrigazione delle coltivazioni, il Centro Sociale Claudio Parmigiani per i bambini di Dhampur-Konpoor, e il sostegno a distanza di bambini e seminaristi. In questi anni si susseguono i viaggi in India, occasione di incontro, verifica e proposte di nuovi progetti.
L'associazione tramite Madre Maria Scremin consolida i legami con le Missioni canossiane sostenendo l'ospedale di Talasari e gli ostelli scolastici a Fulwadi e Zaroli e contribuendo alla costruzione alla scuola ostello di Bilpudi. Su iniziativa di Padre Matteo inizia il sostegno al Centro diurno per bambini disabili a Kurukshetra, da lui fondato.
Nel 2014 l'associazione diventa ONLUS. Partecipa a situazioni di emergenza in India, come lo tsunami del 2004, l'alluvione in Kerala nel 2018, le persecuzioni in Orissa, l'epidemia Covid. Vengono avviati nuovi progetti internazionali tra cui quelli in Venezuela a sostegno dell'infanzia malnutrita e della carenza di medicinali, in Nepal in occasione del terremoto del 2015 (in collaborazione con l'Associazione Fratelli Dimenticati...) e in Bangladesh in occasione dell'epidemia di Covid.
Durante la pandemia Covid sono state sostenute economicamente le Missioni delle suore canossiane e dei padri canossiani per la distribuzione di generi alimentari e sanitari.
In collaborazione con Filo di Juta aps, associazione che ha sede in Baganzola (PR), abbiamo sostenuto l'acquisto di generi alimentari e di prima necessità in Bangladesh.
I sorrisi dei bambini mi hanno colpito... erano il segno della tenerezza di Dio verso i piccoli e i poveri (Claudio)
Con l'iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, Fratelli dell'India diventa un'Organizzazione di Volontariato (ODV). L'associazione amplia la propria attività, mantenendo vivo il legame con le missioni originarie e promuovendo progetti di solidarietà anche in Italia e in altri Paesi